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Pianificazione del Territorio e La Partecipazione dei Cittadini
Con l’espressione “pianificazione del territorio”
s’intende tutto ciò che ha a che fare con la gestione delle risorse
disponibili e con la destinazione degli spazi, pubblici o privati,
siano essi abitati o destinati alle attività produttive o alla
vegetazione naturale e coltivata, alla flora e alla fauna.
Spesso si usa anche l’espressione “governo del territorio” come
l'insieme delle attività istituzionali volte alla gestione del
territorio. Tutte le conoscenze, le norme e gli atti amministrativi
sono finalizzati alla tutela e alla valorizzazione delle risorse
naturali (almeno in teoria!).
L'obiettivo della pianificazione è quello di tener conto delle
esigenze dei cittadini nell’interesse generale, cioè quello di
raggiungere il migliore livello di qualità della vita: tale principio
viene sinteticamente riassunto nel concetto di sviluppo sostenibile.
Si considera sostenibile, quello sviluppo volto ad assicurare uguali
potenzialità di crescita del benessere per i cittadini e a
salvaguardare i diritti delle generazioni presenti e future a fruire
delle risorse del territorio.
Sono risorse naturali: l’aria, l’acqua, il suolo, gli ecosistemi
faunistici e floristici. Al meglio delle loro condizioni, esse
mantengono un equilibrio ambientale e uno stato di salute; la
sostenibilità ambientale delle trasformazioni del territorio significa
che esse devono essere pianificate in modo da mantenere il più
possibile questo armonioso stato di cose.
Sono elementi di un territorio, oltre alle sue risorse naturali, anche
le città e gli insediamenti urbani e rurali, il paesaggio, i monumenti
storici ed il patrimonio archeologico, i sistemi infrastrutturali e
tecnologici.
Prima che vi fossero una Direttiva Europea ed una legge di attuazione
dettagliata e puntuale a livello nazionale, già alcune Regioni hanno
iniziato a legiferare in proprio in materia di pianificazione. Con una
prima legge (L. 8/6/1990, n° 142) sull’Ordinamento delle Autonomie
Locali, sono stati delegati infatti gli enti territoriali alle
funzioni di pianificazione del territorio, quali:
- alle Regioni compete il Pian d’Indirizzo Territoriale (PIT),
- alle Province spetta il Piano Territoriale di Coordinamento
Provinciale (PTCP),
- le Comunità Montane hanno il compito di redigere il Piano Pluriennale
di Sviluppo Socio Economico,
- i Comuni hanno l’obbligo di elaborare il Piano Strutturale (PS).
Nel 1995 la Regione Toscana si è dotata di uno strumento normativo
proprio: la L.R. 5 del 16 gennaio 1995 “Norme per il Governo del
Territorio” che stabilisce le modalità, orienta l’azione dei pubblici
poteri ed indirizza le attività pubbliche e private a favore dello
sviluppo sostenibile della Toscana, garantendo la trasparenza dei
processi decisionali e la partecipazione dei cittadini alle scelte di
governo del territorio.
La legge, purtroppo però, non indica quali siano gli strumenti e gli
ambiti per la partecipazione dei cittadini.
Negli ultimi anni anche nel nostro Comune, malgrado l’esistenza di una
Consulta della Valle dell’Arno, malgrado che in Consiglio Comunale vi
siano membri eletti da tutti i Cittadini, malgrado tutte le riunioni e
gli incontri, le Commissioni, etc. abbiamo visto fiorire innumerevoli
progetti per i quali sfugge al Cittadino come e quanto sia stata
possibile la trasparenza e la partecipazione.
Abbiamo assistito:
- all’approvazione del Piano di Recupero dell’Area Garibaldi ad unico
beneficio di un privato,
- all’eterno cantiere di Piazza Mino,
- alla realizzazione dell’Auditoriun in Piazza del Mercato a sussulti,
- ai numerosi progetti di cementificazione contestati publicamente,
trai quali la ex-scuola e parcheggio a Montebeni, l’asse
Manzolo-Mugnone-Caldine-Querciola nella valle del Mugnone che ha visto
un tasso di inurbamento mai realizzato prima, l’asse Compiobbi-Ellera
nella valle dell’Arno, i progetti di via dei Ceanzi-ex Macelli a
Fiesole-centro, a dir poco avveniristici per le tipologie e le
tecniche costruttive.
Quando i Cittadini hanno contestato tali progetti, opponendosi con
ogni mezzo possibile (dai Comitati alle proteste in Consiglio
Comunale, dagli articoli di giornale alle comunicazioni a Sindaco e
Assessori) gli è stato risposto che i progetti erano già previsti nel
Piano Strutturale, come se questo documento fosse tabù. Se tutti i
Cittadini conoscessero adeguatamente il testo delle nostre leggi, vedi
legge regionale n. 5 del ’95, saprebbero che a questo documento ci si
può opporre (anche se è approvato dalla Regione e contemplato dalla
Provincia), si può modificare e adeguare secondo le necessità. Questa
nuove necessità, di salvaguardia delle risorse del territorio, sembra
sia diventata più chiara ed evidente a tutti i Cittadini,
indipendentemente dalla loro connotazione politica o dalla
rappresentatività in Consiglio Comunale. Gli Amministratori, infatti,
dovrebbero in primo luogo porsi il problema di quali strumenti fornire
ai Cittadini per una loro reale partecipazione.Vogliamo, ad esempio,
proporre un Referendum per sapere come la pensano veramente i
Cittadini di Fiesole sul destino di Piazza Garibaldi?
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